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UNA VITA PIÙ CONSAPEVOLE, UNA VITA PIÙ FELICE

Consapevolezza, una parola molto diffusa che ormai troviamo ovunque; cosa vuol dire?
Ecco alcuni significati: aver piena conoscenza di qualcosa, essere perfettamente al corrente, sapere, conoscere, essere cosciente. È un qualcosa di simile alla conoscenza e al sapere, ma più profondo perché se ne è fatta anche esperienza. 

Si può essere consapevoli di qualcosa che è sia all’esterno che all’interno di sé; per esempio, io posso sapere cosa sia il fuoco perché ne ho sentito parlare, l’ho visto nei video, magari anche dal vivo, ma sono diventata consapevole di cosa realmente sia quando ne ho avuto esperienza, quando ho fatto un falò, quando mi sono bruciata ed ho imparato a mie spese/preso consapevolezza (prima lo sapevo per sentito dire) che se si mette il dito sulla fiamma, dopo un po' ci si brucia.

Essere consapevoli di se stessi, invece, vuol dire sapere, avere la cognizione di esistere, di essere al mondo, un essere umano, ma più che saperlo significa sentirlo sulla propria pelle, viverlo. Possiamo includere la consapevolezza di sé in 3 categorie:
  • consapevolezza cognitiva e quindi sapere di essere un “essere pensante” (cogito ergo sum), essere consapevole dei miei pensieri, dei ragionamenti, di ciò che percepisco, ecc.
  • consapevolezza corporea, che non vuol dire semplicemente sapere di avere un corpo, ma sentirlo, percepirci come degli esseri incarnati in un corpo, muoversi, stare fermi, compiere ogni azione sentendo non con la mente, ma con il corpo.    
  • consapevolezza emotiva, non è solo sapere di avere delle emozioni, si avvicina a quella che Goleman (1995) chiamava “intelligenza emotiva”, ovvero la capacità di riconoscere le proprie ed altrui emozioni, saperle esprimere e gestire.

ALTOLA’ ALLA DEPRESSIONE!

Basta fare una semplicissima ricerca su google scrivendo depressione, e voilà una lista di sintomi e criteri diagnostici di uno o più manuali psichiatrici che indicano cosa occorra avere o non avere (mi raccomando, un certo numero esatto di sintomi) per poter essere veramente classificata come depressione! Al di là del tono sarcastico, di fatto il confine tra ciò che è patologico e non, è molto sottile ma anche ben definito, infatti viene diagnosticata la depressione maggiore solo se si hanno almeno 5 sintomi secondo un criterio e se ne soddisfano altri due. Quando ci sono “solo” 4 o 3 sintomi? Cosa vuol dire che non è patologia, ovvero malattia e quindi si sta bene? Spesso questi casi vengono inseriti in altri disturbi dell’umore o non altrimenti specificati.
Ma oggi non voglio parlare dei criteri diagnostici, né di manuali o psicologismi vari… non voglio rifermi al disturbo di depressione maggiore o altri disturbi dell’umore, bensì a tutto ciò che è dentro, fuori ed intorno alla depressione, intesa come ciò che viene definito il “male dei nostri giorni”, come indicato dai dati statistici dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) secondo cui 1/5 della popolazione mondiale è depresso.
Cominciamo dall’etimologia… Dal latino depressionis e dal verbo de (giù) – primere (premere, pigiare), ossia premere in giù, è un’espressione che indica che qualcosa o qualcuno va verso il basso: l’umore, la tensione nervosa, la forza, la vitalità… E se va verso il basso, cala, vuol dire che in un certo periodo di tempo era più su.

La depressione viene frequentemente descritta come il mal di vivere, o detto in altre parole, il vivere male! Si vive male perché è successo qualcosa (un lutto, una separazione, una perdita), perché non si riesce ad adattarsi a dei cambiamenti intorno a sé, perché non ci si diverte più (come prima), perché non si prova più gusto, piacere, non ci si gode la vita, la vita sociale è insoddisfacente (o quasi nulla); tutto diventa pesante e difficile da fare, persino le cose semplici e basilari come l’alzarsi da un letto, lavarsi, vestirsi, lavorare o fare qualsiasi attività. Questo video rende molto bene l’idea. I sintomi depressivi possono essere la causa principale del malessere o derivare da un’altra causa, quindi essere secondaria.
Il quadro completo di una depressione implica una sofferenza a tutti i livelli: fisici, cognitivi, emotivi. Si può affermare che il disagio, disturbo o blocco (psicosomatico) si manifesta a livello psicosomatico, in cui vi è un coinvolgimento di tutti i sistemi di coscienza, appunto, quella corporea, quella emotiva e quella mentale (Montecucco, 2005).

UNA PALESTRA PER IL BENESSERE PSICOLOGICO

Quando l'estate è alle porte, il clima comincia ad essere più mite, i vestiti diventano sempre più leggeri e corti, braccia, piedi e gambe vanno scoperti e la prova costume è dietro l'angolo, quanti di voi si "preparano alla prova costume" per essere al meglio della propria forma fisica?

Alcuni cominciano in autunno o in inverno, svolgono una regolare attività fisica, cercano di mangiar sano, e fanno dell'esercizio e dell'allenamento fisico uno stile di vita, non solo per apparire belli, ma per essere in forma e in salute; altri, invece, ricorrono a queste pratiche in primavera, all'avvicinarsi della la tanto temuta prova costume. Ed è in questo periodo che le palestre si riempiono nei corsi di fitness, in piscina e nelle sale attrezzi, per raggiungere un preciso obiettivo: migliorare la propria forma fisica! Si può essere aiutati nel raggiungimento di questa meta da professionisti, i personal trainer.

Che l'esercizio fisico abbia anche dei benefici sul benessere psicologico (umore, autostima, stress, ecc.) non ci sono dubbi, anzi esistono molti studi che lo testimoniano, ma cosa fareste se sapeste che, oltre alle palestre per allenare il corpo, esistono anche palestre per allenare la mente, le emozioni e il comportamento?

Così come i muscoli hanno bisogno di muoversi, di fare sforzo e di allenarsi continuamente per rassodarsi e diventare più forti, allo stesso modo anche le emozioni, i processi cognitivi e il comportamento necessitano del giusto allenamento per funzionare al meglio e in modo adattivo.

Ma in che modo? Grazie all'aiuto di un (Psychological) Personal Trainer, ossia lo Psicologo, un professionista (sanitario) della salute e del benessere psicologico che, attraverso un percorso di lavoro su di sè (individuale, di coppia o di gruppo) e con l'uso di alcune tecniche e pratiche può aiutare, chi lo desideri, ad allenare:

BELLEZZA IDEALE VS BELLEZZA REALE

Oggigiorno bambini, adolescenti ed adulti sono sempre più sottoposti a un costante bombardamento mediatico  che spinge verso modelli ed ideali di magrezza eccessiva: "Pancia piatta", "Corpo perfetto", "Gambe senza cellulite" "Muscolatura impeccabile"... sono solo alcune delle frasi che ascoltiamo o leggiamo quotidianamente sui giornali, in televisione, su internet o attraverso altri mass media e così, senza accorgercene, finiamo per assorbire prototipi di bellezza maschile e femminile dettati dalla società.

Ma nell'era di phtoshop, chirurgia plastica e altri trucchi estetici e tecnologici, quanto sono reali questi ideali di bellezza? Basta una semplice ricerca su google per scoprire che molte delle modelle o dei modelli messi su riviste, cartelloni pubblicitari e in tv sono ben lontani dall'essere come appaiono, sottoposti a tocchi e ritocchi per diventare "perfetti" come la società impone di essere: sempre giovani e senza difetti.