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IL BULLISMO AI TEMPI DEI SOCIAL

Il bullismo è un fenomeno intenzionale caratterizzato da comportamenti di prevaricazione, prepotenza, aggressività o emarginazione attuati da una o più persone, definite bulli, nei confronti un individuo o un gruppo considerato più debole e definito vittima. Ciò che lo differenzia da altri fenomenti è la ripetitività, fino a diventare persecuzione, e lo sbilanciamento di "potere" (dominanza- sottomissione) tra le persone coinvolte, di solito coetanei.

Si parla, infatti, di bullismo diretto quando viene agito a livello fisico (calci, pugni, spintoni, ecc.) o verbale (insulti, parolacce, offese, calunnie) e di bullismo indiretto quando c'è derisione, emarginazione, esclusione, diffusione di pettegolezzi (bullismo psicologico).

Il bullo è colui o colei che prende in giro ripetutamente, rimprovera, intimidisce, minaccia, vuole dominare sugli altri, è aggressivo fisicamente o verbalmente, danneggia gli oggetti altrui e si irrita facilmente; la vittima è quella persona, maschio o femmina, che subisce le angherie del bullo, in privato o in pubblico, in modo ripetuto e persecutorio.

Oltre al bullo e alla vittima esistono altri protagonisti, coinvolti direttamente o indirettamente: gli amici del bullo, che partecipano attivamente alle azioni di prevaricazione o emarginazione e fanno da spalla al leader; coloro che vengono spinti e coinvolti dal bullo ad essere complici di scherzi o altre azioni bullistiche ma che non sono gli ideatori; i testimoni che non partecipano direttamente ma sono a conoscenza dei fatti e non fanno nulla per fermare o denunciare l'accaduto.

E' difficile indicare un periodo in cui il bullismo è nato, prababilmente è sempre esistito; ciò che però si è constatato negli ultimi anni è la sua grande diffusione, specie con l'avvento di internet e dei social. Si è, così, trasferito ed ampliato questo fenomeno nel mondo digitale e nel web, diventanto cyberbullismo.

Si definisce cyberbullismo:

IDENTITA' PLASMATA DAI SOCIAL: mondo reale vs mondo virtuale

La storica locuzione Cartesiana "cogito, ergo sum"  (penso, dunque sono), che esprimeva la certezza indubitabile che l'uomo ha di se stesso in quanto oggetto pensante e quindi esistente, nell'era tecnologica in cui viviamo, sembra si stia trasformando in "publico, ergo
sum", ossia pubblico, dunque sono; come se non solo il pensare, ma anche il pubblicare frasi, foto, video e quant'altro sui social media, rafforzasse l'idea di esistere, di avere una vita e quindi di essere e stare nel mondo. Tale affermazione è confermata anche dalla tendenza a considerare quasi inesistente chi non è presente sui social o chi non è molto "attivo", e a congratularsi con chi vi entra come se il lieto evento fosse una nascita.

Similmente, il semplice gesto di cancellare ciò che precedentemente era stato pubblicato sembra avere l'illusione che un certo evento non sia mai esistito (anche se visualizzato da centinaia di persone).