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UNA VITA PIÙ CONSAPEVOLE, UNA VITA PIÙ FELICE

Consapevolezza, una parola molto diffusa che ormai troviamo ovunque; cosa vuol dire?
Ecco alcuni significati: aver piena conoscenza di qualcosa, essere perfettamente al corrente, sapere, conoscere, essere cosciente. È un qualcosa di simile alla conoscenza e al sapere, ma più profondo perché se ne è fatta anche esperienza. 

Si può essere consapevoli di qualcosa che è sia all’esterno che all’interno di sé; per esempio, io posso sapere cosa sia il fuoco perché ne ho sentito parlare, l’ho visto nei video, magari anche dal vivo, ma sono diventata consapevole di cosa realmente sia quando ne ho avuto esperienza, quando ho fatto un falò, quando mi sono bruciata ed ho imparato a mie spese/preso consapevolezza (prima lo sapevo per sentito dire) che se si mette il dito sulla fiamma, dopo un po' ci si brucia.

Essere consapevoli di se stessi, invece, vuol dire sapere, avere la cognizione di esistere, di essere al mondo, un essere umano, ma più che saperlo significa sentirlo sulla propria pelle, viverlo. Possiamo includere la consapevolezza di sé in 3 categorie:
  • consapevolezza cognitiva e quindi sapere di essere un “essere pensante” (cogito ergo sum), essere consapevole dei miei pensieri, dei ragionamenti, di ciò che percepisco, ecc.
  • consapevolezza corporea, che non vuol dire semplicemente sapere di avere un corpo, ma sentirlo, percepirci come degli esseri incarnati in un corpo, muoversi, stare fermi, compiere ogni azione sentendo non con la mente, ma con il corpo.    
  • consapevolezza emotiva, non è solo sapere di avere delle emozioni, si avvicina a quella che Goleman (1995) chiamava “intelligenza emotiva”, ovvero la capacità di riconoscere le proprie ed altrui emozioni, saperle esprimere e gestire.

PERCHE' SI E' FELICI DOPO AVER FATTO LA CACCA?

Vi è mai capitato di sentirvi inspiegabilmente di buon umore, rilassati ed euforici in seguito alla liberazione dell'intestino? O al contrario, di sentirvi tristi, arrabbiati, frustrati quando l'intestino era pigro o faceva i capricci? Si tratta di un caso o c'è qualcosa di scientifico?

Secondo l'antica medicina greca e cinese, la pancia è la sede delle emozioni; in particolare, per i greci lo stomaco era associato ad emozioni colleriche, mentre l'intestino a quelle malinconiche; similmente i cinesi ritengono che ulcere, colite e infiammazioni dell'intestino crasso possano dipendere da eccessiva preoccupazione o ansia e che nel colon si accumulino desideri non realizzati. Non a caso Ippocrate prescriveva dei clisteri contro l'ansia e la depressione, e in altre culture, come Egitto e India, il lavaggio del colon era considerata una terapia fisica e spirituale.

Che dire del mondo occidentale e contemporaneo? Ancora oggi, nel linguaggio comune, vengono spesso utilizzate espressioni come "agire di pancia", "sentire le farfalle nello stomaco", "mi sta sullo stomaco".. "quella persona non la digerisco"... in qualche modo anche noi riconosciamo un legame tra quegli organi e le emozioni.

Ma si tratta solo di modi di dire o ci sono delle prove scientifiche che lo dimostrano?