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AUTOSTIMA, IDENTITA’ E CONCETTO DI SE’

L'autostima è stata definita come il valore che diamo a noi stessi, "un atteggiamento di approvazione o disapprovazione che indica la misura in cui un individuo ritiene se stesso come capace, significativo, di successo e di valore" (Coopersmith 1959,1960).



Essa è influenzata da alcuni fattori come l'accettazione che si riceve dagli altri, la propria storia di insuccessi/successi e l'interpretazione che si dà agli eventi della vita.

UNA MAMMA PER AMICA - QUALI SONO I GIUSTI CONFINI TRA GENITORI E FIGLI?


"Gilmore girls" o "Una mamma per amica" è un telefilm americano andato in onda nel primo decennio del 2000 riscontrando un certo successo tra le adolescenti e non solo; è la storia di un rapporto tra una mamma  e una figlia che si passano solo 16 anni di età e che ridono, scherzano, si confidano reciprocamente, entrando l'una nella vita dell'altra, sempre unite e "attaccate"? Lorelai e Rory.... più che mamma e figlia, sono amiche inseparabili!

Possiamo cogliere l'occasione di quest'esempio fittizio di una serie tv per riflettere sul tema della relazione genitori-figli.

Per relazione si intende quel rapporto d'interazione tra due o più individui caratterizzato da reciprocità; tra tutte le relazioni, forse la più rilevante, precoce e significativa è quella madre-figlio. Winnicott (1965) diceva che la relazione primaria comincia a svilupparsi sin dal periodo di gestazione, in particolare verso la fine della gravidanza, quando la donna entra in uno stato di "apprensione materna primaria", ossia una speciale condizione che renderà, poi, la madre capace di anticipare, interpretare e rispondere adeguatamente ai bisogni del figlio, grazie ad un'elevata sensibilità ed identificazione col figlio.

Bowlby (1969), invece, chiamava la relazione genitore-figlio attaccamento, ovvero quel particolare legame con una figura di riferimento, il genitore, il quale viene esperito come base sicura o persona a cui rivolgersi in caso di pericolo; comincerebbe ad instaurarsi dai 7-8 mesi quando il bambino è capace di discernere i volti, di riconoscere quelli familiari e di conseguenza di protestare quando si accorge che il genitore non c'è. Baldoni (2005) aggiunge che non è solo la mamma la figura relazionale significativa, ma anche il papà costituisce la base sicura dell'attaccamento.

Normalmente le proteste e l'angoscia da separazione terminano verso i 3 anni, quando inizia a svilupparsi la capacità di rappresentazione mentale: si tratta di un processo di interiorizzazione che fa sì che il bambino riesca a pensare ad oggetti o eventi che non sono presenti nell'ambiente; per cui anche se lontano e fisicamente separato dalla mamma, riesce a pensarla e a sentirla vicino senza ansia. A volte può essere aiutato a separarsi dalla figura di riferimento, in questa fase, grazie al cosiddetto oggetto transizionale, che rende l'assenza del genitore emotivamente più sopportabile.

IDENTITA' PLASMATA DAI SOCIAL: mondo reale vs mondo virtuale

La storica locuzione Cartesiana "cogito, ergo sum"  (penso, dunque sono), che esprimeva la certezza indubitabile che l'uomo ha di se stesso in quanto oggetto pensante e quindi esistente, nell'era tecnologica in cui viviamo, sembra si stia trasformando in "publico, ergo
sum", ossia pubblico, dunque sono; come se non solo il pensare, ma anche il pubblicare frasi, foto, video e quant'altro sui social media, rafforzasse l'idea di esistere, di avere una vita e quindi di essere e stare nel mondo. Tale affermazione è confermata anche dalla tendenza a considerare quasi inesistente chi non è presente sui social o chi non è molto "attivo", e a congratularsi con chi vi entra come se il lieto evento fosse una nascita.

Similmente, il semplice gesto di cancellare ciò che precedentemente era stato pubblicato sembra avere l'illusione che un certo evento non sia mai esistito (anche se visualizzato da centinaia di persone).